Di Michela Cinelli
Il lutto è un’esperienza che prima o poi tocca ognuno di noi, eppure rimane uno dei temi più difficili da affrontare nella nostra società. Spesso ci si sente isolati in un dolore che il mondo esterno ci chiede di superare in fretta, quasi fosse una pratica da archiviare per tornare subito produttivi.
Per questo il centro Argo ha deciso di dedicare uno spazio specifico a questo tema, raccogliendo l’eredità dell’Associazione “Ci vuole un fiore per Margherita”, che per oltre dieci anni ha supportato le famiglie milanesi nell’elaborazione della perdita.
Che cos’è davvero il lutto?
Non parliamo solo della scomparsa fisica di una persona cara. Il lutto è qualsiasi esperienza di perdita che ci obbliga a cambiare la nostra identità contro il nostro volere.
Esistono sfumature di cui si parla poco, come il lutto anticipatorio: è il dolore di chi assiste un caro affetto da demenza o Alzheimer, dove la persona è fisicamente presente ma l’identità che conoscevamo è svanita.
Soprattutto per i più piccoli (ma anche per gli adulti) la perdita di un animale domestico rappresenta un lutto reale che cambia il loro mondo e che merita di essere riconosciuto e validato.
La solitudine nel lutto e l’effetto “Rebound”
Viviamo in una società che impone un superamento veloce del dolore e un ritorno rapido alla normalità. Un tempo esistevano riti come il vestirsi di nero che creavano un tempo sospeso, mentre ora è difficile trovare questo tipo di condivisione.
Spesso le reazioni degli altri sono allontananti (ad es. frasi come “pensa alle cose belle”) perché il contatto con il lutto obbliga le persone a confrontarsi con la propria mortalità, cosa che tendiamo a negare per istinto evolutivo. Proprio per questo, la terapia offre uno spazio protetto dove stare a contatto con il dolore senza la paura di “distruggere” l’altro, come il partner o i figli.
Altro fenomeno che nelle nostre stanze di terapia incontriamo, è come spesso ci sentiamo sbagliati se, dopo due anni, il dolore è ancora vivo. Le fonti scientifiche ci ricordano che non esiste un “tempo giusto”: a volte la vera richiesta di aiuto arriva molto dopo l’evento, quando si prende atto che l’altro non c’è più e bisogna capire come sopravvivere in quella nuova realtà.
Non è mai troppo tardi per decidere di occuparsi della propria sofferenza.
Sopravvivere all’urgenza: la differenza con la psicoterapia classica
A differenza di un percorso di psicoterapia tradizionale, dove spesso si sceglie di lavorare su di sé, chi affronta un lutto vive un’urgenza immediata. La persona che sta attraversando un lutto, come primo bisogno non porta l’auto-analisi, ma la sopravvivenza a un dolore prorompente che non è stato scelto.
Il supporto specialistico serve a creare uno spazio protetto dove stare a contatto con la sofferenza senza la paura di ferire i propri familiari o di essere giudicati da una società che impone ritmi serrati.
Il nostro obiettivo è permettere alla persona di passare attraverso il dolore, ma non da sola.
La “Cassetta degli attrezzi” per i genitori
Quando parliamo di lutto, uno dei timori più grandi degli adulti è “distruggere” i bambini parlando della morte. In realtà, i bambini possiedono “antenne” sensibilissime: captano sussurri e tensioni. Se non diamo loro risposte oneste e ponderate per l’età, il rischio è che creino fantasie ancora più terrifiche della realtà per spiegarsi il vuoto che percepiscono.
Il servizio di Argo offre anche un supporto psicoeducativo per aiutare i genitori a sentirsi nuovamente “competenti” in un momento di totale smarrimento. Rispondiamo insieme a dubbi pratici e profondi come:
- la partecipazione ai riti: “È giusto portare un bambino al funerale o al cimitero?”.
- Normalizzare il dolore: ad es. mostrare il proprio pianto insegna al bambino che la sofferenza è universale, e che non è “sbagliato” o solo lui a provare quel vuoto.
- Dare un senso: aiutare il bambino a fare domande e ricevere verità che non creino tabù.
Il valore del gruppo: lo specchio del dolore
Il progetto Argo propone percorsi individuali e gruppi di aiuto. Siamo convinti che il gruppo abbia un valore immenso perché:
- riduce l’isolamento: vedere che altri affrontano sfide simili fa sentire meno “sfortunati” o diversi.
- Si usa un linguaggio tra pari: specialmente per i bambini, il confronto con i coetanei permette di esprimere il dolore attraverso il “fare” e l’attività, e non solo con le parole.
- Permette il riconoscimento: è l’occasione per incontrare qualcuno che “regga” il nostro dolore senza esserne spazzato via, pur rimanendone toccato in modo autentico.
Come chiedere supporto se stai attraversando un lutto o una perdita
Ogni percorso in Argo inizia con un primo colloquio individuale. È un momento intimo per raccontare la propria storia e capire, insieme a un terapeuta, quale sia la strada migliore: un supporto individuale, l’inserimento in un gruppo specifico o un mix di entrambi.
Non bisogna farcela per forza da soli.
Il progetto Argo è qui per accogliere chiunque senta che il carico è troppo pesante o abbia paura di non farcela. Dare un senso a ciò che proviamo è la chiave per tornare a vivere, onorando la memoria di ciò che abbiamo perduto.
Se desideri maggiori informazioni sui nostri percorsi per adulti e minori, il team di Argo è a tua disposizione per un primo confronto. Qui trovi la pagina dedicata al supporto al lutto con tutte le informazioni.
Petra Bonomo, Psicologa, Psicoterapeuta, ha collaborato con l’associazione “Ci vuole un fiore per Margherita”, che segue bambini e famiglie che hanno subito un lutto.

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